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I quaderni di Giustizia

A cura di

MARILINA INTRIERI

 

 

 

 

 

 

FEMMINICIDIO

 

La fattispecie penale, la tutela civile e le politiche pubbliche

 

 

 

 

 

 

ISBN: 9788868711689

 

 

 

 

Gentile Professionista,

la Collana ‘I quaderni di Giustizia’ è uno strumento pratico ed operativo che ha l’obiettivo di guidarLa nei temi più attuali e dibattuti del Diritto.

Le auguriamo una lettura fatta con equilibrio tra mente e cuore, una delle strade migliori per trovare la vera Giustizia nella legge.

A Lei che crede nei nostri progetti e che, con la Sua Fiducia, ci aiuta a realizzarli.

A Lei va il nostro Grazie più sincero.

L’Editore

Indice

 

 

SAGGIO INTRODUTTIVO SULLA GENESI DELLA RIFORMA E SUL LAVORO PARLAMENTARE IN MATERIA DI FEMMINICIDIO

Martina Semenzato

 

  1. L’iter del disegno di legge di iniziativa governativa
  2. L’evoluzione normativa
  3. Le indicazioni sovranazionali
  4. L’analisi di diritto comparato

 

 

Introduzione

FEMMINICIDIO E ORDINAMENTO: LA COSTRUZIONE DI UNA RISPOSTA SISTEMICA

Marilina Intrieri

 

  1. Introduzione
  2. Implicazioni culturali: stereotipi di genere
  3. Il ruolo dei media nella rappresentazione del femminicidio e nella sensibilizzazione sociale
  4. Strategie di prevenzione nel contrasto alla violenza di genere
  5. Politiche pubbliche e iniziative istituzionali
  6. La risposta dell’ordinamento: un passo avanti significativo

 

 

Sezione I

Il femminicidio tra sistema penale e principi costituzionali

 

 

Capitolo I

LA TIPIZZAZIONE DEL FEMMINICIDIO: PAROLA, CONCETTO, FENOMENO, TRA RICONOSCIMENTO GIURIDICO E DIMENSIONE SOCIO-CULTURALE

Simone Rizzuto

 

  1. Cenni introduttivi: una (sfocata) fotografia dell’esistente
  2. Femminicidio: parola, concetto, fenomeno
  3. La risposta statale (e ordinamentale) prodromica all’introduzione all’art. 577-bis c.p.
  4. La tipizzazione del femminicidio (art. 577-bis c.p.)
  5. Notazioni conclusive: criticità tecnico-giuridiche e aporie della prescrizione di nuovo conio

 

 

Capitolo II

IL FEMMINICIDIO COME FATTISPECIE AUTONOMA: STRUTTURA DEL DOLO DI GENERE E LIMITI COSTITUZIONALI NELLA RIFORMA 2025

Raffaella Crucitti

 

  1. La struttura tecnico-giuridica della fattispecie di femminicidio

1.1 Il dolo di genere: una categoria dogmatica inedita e problematica

1.2 Gli automatismi sanzionatori e la funzione simbolica della pena: una scelta discutibile

  1. L’evoluzione giurisprudenziale nella definizione dei contesti relazionali

2.1 I motivi abietti nella violenza di genere: oltre la gelosia, verso una nuova fenomenologia criminale

  1. La risposta sistematica dell’ordinamento giuridico

3.1 Le innovazioni processuali e le garanzie cautelari: un approccio pragmatico

3.2 Le limitazioni ai riti alternativi: una scelta coerente ma rigida

  1. Le modifiche in materia penitenziaria e di esecuzione penale

4.1 Le tutele per gli orfani di femminicidio: un intervento necessario ma insufficiente

4.2 La formazione specialistica degli operatori: un investimento strategico

  1. Le criticità costituzionali e il bilanciamento dei diritti

5.1 Il test di proporzionalità costituzionale: una sfida per la tenuta della riforma

5.2 La tensione tra funzione simbolica e principi costituzionali: un equilibrio precario

  1. L’impatto sulla giurisprudenza di merito

6.1 L’accertamento del dolo specifico nei contesti relazionali: una sfida probatoria

6.2 La premeditazione nei contesti di violenza di genere: criteri di accertamento

  1. Considerazioni conclusive

7.1 Le sfide interpretative e i nodi irrisolti: una valutazione critica

7.2 Prospettive di sviluppo e necessità di ulteriori interventi: una roadmap per il futuro

 

 

Capitolo III

LA PROVA DEL FEMMINICIDIO NEL PROCESSO PENALE. NESSO CAUSALE, MOVENTE DI GENERE E VALUTAZIONE DELLA PROVA

Anna Berghella

 

  1. Natura giuridica del nuovo reato previsto dall’art. 577-bis c.p.
  2. Inquadramento normativo sovranazionale
  3. La Convenzione di Istanbul
  4. 4. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo
  5. I profili costituzionali e le direttive europee
  6. Il nesso causale nel femminicidio
  7. Il movente di genere nella struttura del reato: casualità psichica e dolo
  8. Standard probatorio e criteri di valutazione degli indizi nel femminicidio
  9. Conclusioni

 

 

Capitolo IV

LE CRITICITÀ STRUTTURALI DEL DELITTO DI FEMMINICIDIO: INDETERMINATEZZA DELLA FATTISPECIE E RISCHI SISTEMICI

Laura Tanganelli

 

  1. Premessa ed inquadramento della nuova fattispecie
  2. Criticità strutturali della norma incriminatrice
  3. Profili di compatibilità costituzionale
  4. Ricadute applicative e rischi interpretativi
  5. Considerazioni conclusive

 

 

Capitolo V

DAL MITO DI MEDEA ALLA TUTELA DEGLI ORFANI DI FEMMINICIDIO: PROFILI GIURIDICI, POLITICHE PUBBLICHE E RESPONSABILITÀ DELL’ORDINAMENTO

Rita Tulelli

 

  1. Il femminicidio come fenomeno giuridico e sistemico
  2. L’art. 577-bis c.p. come norma di sistema
  3. Gli orfani di femminicidio come vittime di reato. Dal mito di Medea alla distruzione del legame
  4. La posizione degli orfani nel processo penale
  5. Strumenti di tutela patrimoniale e risarcitoria
  6. Profili civilistici e successori della tutela
  7. Politiche pubbliche e sostegno degli orfani di femminicidio
  8. Il tempo lungo del danno e la presa in carico istituzionale
  9. La tutela multilivello nel diritto europeo e sovranazionale
  10. I casi concreti come banco di prova della tutela degli orfani
  11. La vicenda di Fabiana Luzzi come paradigma di violenza di genere e prevenzione giuridico-sociale
  12. Conclusioni: la tutela degli orfani come banco di prova dell’ordinamento

 

 

Sezione II

Dalla fattispecie penale alla tutela civile e familiare

 

 

Capitolo VI

FEMMINICIDIO E CONSEGUENZE CIVILISTICHE: RISARCIMENTO DEL DANNO, TUTELA DELLA PERSONA E PROTEZIONE FAMILIARE.

ARTICOLO TEORICO-PRATICO PER OPERATORI DEL DIRITTO E OPERATORI DELLA RETE DI SOSTEGNO PSICOSOCIALE

Damiano Marinelli

 

  1. Premessa
  2. Il femminicidio come fattispecie plurioffensiva

2.1 Definizione criminologico-giuridica

2.2 La complessità strutturale nel contesto italiano

2.3 Dalla repressione penale alla protezione civile

2.4 Il ruolo del diritto civile nel femminicidio

  1. La normativa sovranazionale e gli obblighi civili

3.1 La Convenzione di Istanbul come fonte di obblighi civili

3.2 Obblighi procedurali e responsabilità statale

3.3 La sentenza della Corte EDU Talpis c. Italia

3.4 Interpretazione moderna della Convenzione

  1. La violenza assistita come danno autonomo

4.1 Definizione e profili psicologici

4.2 L’evoluzione della giurisprudenza

4.3 Parametri di valutazione del danno

4.4 Quantificazione del danno

  1. La riforma Cartabia e i nuovi ordini di protezione civile

5.1 La struttura normativa della riforma

5.2 L’articolo 473-bis.69 c.p.c.

5.3 Presupposti del decreto

5.4 Procedura operativa

5.5 Ruolo della rete multidisciplinare

  1. Il risarcimento del danno endofamiliare

6.1 La scelta tra sede penale e civile

6.2 Tassonomia del danno

6.3 Le Tabelle di Milano 2024

6.4 Il valore del punto di danno biologico per l’1% di invalidità è: € 1.393,28 (2024)

6.5 Quantificazione specifica del danno psichico

  1. La legge n. 4/2018 e la tutela degli “orfani speciali

7.1 La definizione di “orfano speciale

7.2 L’indegnità a succedere

7.3 La gestione del patrimonio

7.4 Il gratuito patrocinio in deroga

  1. L’intervento dello Stato e i fondi di solidarietà

8.1 Il problema dell’incapienza del reo come problema strutturale

8.2 Il Fondo di Rotazione

8.3 La sentenza CGUE C-126/23

8.4 Prassi operativa di accesso al Fondo

  1. Conclusioni

 

 

Capitolo VII

DINAMICHE DI DOMINIO E VIOLENZA DI GENERE. LETTURA GIURIDICA E TUTELA DEI DIRITTI FONDAMENTALI

Margherita Corriere

 

  1. La dinamica di dominio maschile sulla donna: sua eziologia
  2. Principi costituzionali e normativa sovranazionale per una parità e un riequilibrio tra i generi
  3. La forza della Costituzione italiana come deterrente alla dinamica di dominio maschile sulla donna
  4. Evoluzione giuridica per una concreta eguaglianza tra i sessi e l’abbattimento della violenza di genere
  5. Per una legge che tuteli la donna da ogni forma di violenza di genere
  6. Conclusioni

 

 

Capitolo VIII

DAL QUADRO EUROPEO ALLA CODIFICAZIONE DEL FEMMINICIDIO E IMPATTO SULLA FUNZIONE GENITORIALE

Maria Concetta Falivene

 

  1. L’evoluzione normativa: dal quadro europeo alla codificazione italiana
  2. La codificazione del femminicidio e le sue conseguenze giuridiche
  3. La responsabilità genitoriale nel sistema giuridico italiano
  4. Le misure ablative e limitative della responsabilità genitoriale

4.1 La decadenza dalla responsabilità genitoriale

4.2 La sospensione dall’esercizio della responsabilità genitoriale

  1. Le conseguenze penali del femminicidio sulla responsabilità genitoriale

5.1 Le pene accessorie nel diritto penale

  1. Il femminicidio e le sue conseguenze sulla genitorialità

6.1 L’impatto del femminicidio sui figli minori

6.2 La valutazione giudiziale della capacità genitoriale in presenza di violenza

6.2.1 I criteri di valutazione

6.2.2 L’applicazione della Convenzione di Istanbul

  1. L’autonomia del giudizio civile rispetto al procedimento penale
  2. La reintegrazione nella responsabilità genitoriale

8.1 Gli effetti patrimoniali della decadenza

  1. La tutela degli orfani di femminicidio: innovazioni normative

9.1 La prevenzione della vittimizzazione secondaria

  1. Conclusioni: verso un sistema integrato di tutela

 

 

Capitolo IX

EFFETTI CIVILI DEL FEMMINICIDIO: LA TUTELA DEI FIGLI ORFANI DI CRIMINI DOMESTICI

Francesca Bruno

 

  1. Premessa
  2. Lo status e la tutela degli orfani vittime di crimini domestici e di femminicidio

2.1 Modifica del cognome del figlio

  1. Effetti del femminicidio sull’esercizio della responsabilità genitoriale: i provvedimenti de potestate
  2. Affido e adozione del minore: il diritto del minore alla continuità delle relazioni affettive

 

 

Sezione III

Prevenzione, protezione e percorsi di cura

 

 

Capitolo X

VIOLENZA DIGITALE E FEMMINICIDIO: IL CONTRIBUTO DEL CONSIGLIO NAZIONALE DEGLI UTENTI ALLA LETTURA SISTEMICA DELL’ART. 577-BIS C.P.

Sandra Cioffi

 

  1. Introduzione
  2. Il ruolo del CNU e la collaborazione istituzionale
  3. Media e costruzione dell’immaginario
  4. Digitalizzazione e trasformazione delle relazioni
  5. Intelligenza artificiale e responsabilità culturale
  6. La violenza online e rischio sistemico
  7. Stalking digitale e controllo tecnologico
  8. Rimozione dei contenuti e tutela effettiva
  9. Minori e vulnerabilità digitale
  10. Narrazione mediatica e costruzione del senso sociale
  11. Prevenzione culturale e governance digitale
  12. Ruolo, compiti e proposte operative del CNU nella prevenzione della violenza di genere digitale
  13. Conclusioni

 

 

Capitolo XI

LA MATRICE SIMBOLICO-RELAZIONALE DEL FEMMINICIDIO: DALLA NARRAZIONE ALLA PREVENZIONE

Filomena Crucitti

 

  1. Inquadramento del fenomeno
  2. Dinamiche relazionali e processi psicologici
  3. Il ciclo della violenza e la ripetizione del trauma
  4. La matrice simbolico-relazionale della violenza di genere e la cultura dello stupro
  5. Narrazione e costruzione del senso
  6. Dalla comprensione alla prevenzione

 

 

Capitolo XII

L’ORFANO SPECIALE VITTIMA DI FEMMINICIDIO. BISOGNI DI PROTEZIONE, RICONOSCIMENTO GIURIDICO E CONTINUITÀ AFFETTIVA

Annunziata Rizzi

 

  1. Introduzione
  2. Dalla violenza domestica al femminicidio: il trauma e le sue conseguenze
  3. Un dolore “speciale”: gli orfani speciali nella normativa giuridica
  4. Percorsi di intervento: la necessità di un’ottica ecologica multisistemica
  5. Conclusioni

 

 

Capitolo XIII

IL GDP (GRUPPO DI PAROLA): UNA RISORSA PER ELABORARE IL LUTTO NEI MINORI DI ETÀ ORFANI, ANCHE A SEGUITO DI FEMMINICIDIO

Aurea Dissegna

 

  1. Premessa
  2. Bambini e adolescenti di fronte alla morte di un genitore
  3. Il processo di elaborazione del lutto, una risorsa a difesa della psiche
  4. Orfani di femminicidio: vivere o sopravvivere
  5. Dare voce alle emozioni attraverso i GdP (Gruppi di Parola) nell’elaborazione del lutto
  6. Conclusioni

 

 

Capitolo XIV

I GRUPPI DI PAROLA NELLA TUTELA DEI FIGLI DELLE VITTIME DI FEMMINICIDIO: VERSO UNA RESPONSABILITÀ PUBBLICA STRUTTURALE

Marilina Intrieri

 

  1. Oltre la risposta penale
  2. I figli delle vittime come vittime indirette
  3. I gruppi di parola: natura e funzione pubblica
  4. L’istituzionalizzazione dei GdP tra raccomandazioni AGIA e obblighi sovranazionali
  5. Il registro nazionale dei figli minorenni delle vittime di femminicidio
  6. Criticità e prospettive
  7. Profili comparati: modelli di presa in carico pubblica dei figli delle vittime di femminicidio

7.1 Il modello spagnolo: integrazione tra tutela penale e protezione sociale

7.2 Il modello francese: responsabilità istituzionale e accompagnamento pubblico

7.3 Il modello canadese: trauma-informed system e istituzionalizzazione dei gruppi

7.4 Valutazione comparativa e riflessi per l’ordinamento italiano

  1. Conclusioni

 

 

Conclusioni

PUNIRE NON BASTA: IL DIRITTO DI FRONTE AL FEMMINICIDIO

Marilina Intrieri

 

INDICE

 

Introduzione

 

 

FEMMINICIDIO E ORDINAMENTO: LA COSTRUZIONE DI UNA RISPOSTA SISTEMICA

 

Marilina Intrieri (*)

 

Sommario: 1. Introduzione – 2. Implicazioni culturali: stereotipi di genere – 3. Il ruolo dei media nella rappresentazione del femminicidio e nella sensibilizzazione sociale – 4. Strategie di prevenzione nel contrasto alla violenza di genere – 5. Politiche pubbliche e iniziative istituzionali – 6. La risposta dell’ordinamento: un passo avanti significativo.

 

 

  1. Introduzione

 

Il ricorso al diritto penale come strumento di risposta alla violenza contro le donne rappresenta una scelta di politica criminale che incide profondamente sull’assetto dell’ordinamento e sul rapporto tra diritto e società. L’introduzione di una fattispecie autonoma di femminicidio nel sistema penale italiano, attraverso l’art. 577-bis c.p., non si esaurisce in un inasprimento sanzionatorio, né può essere letta come una risposta meramente simbolica a una domanda sociale crescente: essa costituisce un atto di riconoscimento giuridico della specificità di una violenza fondata sul genere e radicata in relazioni di potere storicamente asimmetriche.

Il femminicidio, inteso come l’uccisione di una donna in quanto tale, rappresenta una delle forme più estreme e drammatiche di tale fenomeno. Esso affonda le proprie radici in strutture culturali e sociali patriarcali ed è stato per lungo tempo ricondotto, sul piano giuridico, alla figura dell’omicidio comune, senza adeguata considerazione delle dinamiche relazionali e del movente discriminatorio che lo caratterizzano. La scelta di introdurre una fattispecie autonoma mediante l’art. 577-bis c.p. segna un punto di svolta, riconoscendo la specificità del fatto e offrendo una risposta normativa più coerente con la sua gravità.

Tuttavia, l’introduzione della nuova incriminazione non può essere letta esclusivamente come un intervento di inasprimento sanzionatorio. Essa si colloca all’interno di un sistema più ampio di tutela che coinvolge prevenzione, protezione delle vittime ed effettività della risposta giudiziaria. Il presente volume intende analizzare tale innovazione interrogandosi sulla reale capacità dell’ordinamento di trasformare il riconoscimento simbolico in tutela concreta.

La natura strutturale del femminicidio richiede, infatti, un intervento legislativo che non si limiti alla repressione del crimine ma sia in grado di affrontare le cause profonde. Il nuovo art. 577-bis c.p., si inserisce in questo contesto, tipizzando una fattispecie autonoma caratterizzata dal c.d. dolo di genere e da una dimensione relazionale che la distingue dagli altri reati contro la persona.

Il contrasto al femminicidio esige, pertanto, una risposta che vada oltre la sola repressione penale e coinvolga cultura, educazione, politiche pubbliche e responsabilità collettiva, in una prospettiva di tutela effettiva e integrata.

 

 

  1. Implicazioni culturali: stereotipi di genere

 

In questa prospettiva, la comprensione del femminicidio come violenza strutturale impone di interrogarsi sulle implicazioni culturali che ne favoriscono la persistenza, a partire dal ruolo degli stereotipi di genere e dalla rappresentazione del fenomeno nel discorso pubblico e mediatico.

Gli stereotipi di genere rappresentano uno degli ostacoli principali alla piena comprensione e al contrasto del femminicidio. Questi pregiudizi, radicati nella cultura patriarcale, perpetuano l’idea che le donne siano subordinate agli uomini, giustificando implicitamente comportamenti di dominio e controllo. La percezione della violenza contro le donne è spesso influenzata da questi stereotipi, che tendono a minimizzare la gravità del fenomeno o a colpevolizzare le vittime. Frasi come “se l’è cercata” o “era troppo provocante” riflettono una mentalità che non solo giustifica la violenza, ma ostacola anche la sua prevenzione e repressione. La nuova normativa, attraverso la tipizzazione del femminicidio come reato autonomo, mira a contrastare questa cultura della violenza, riconoscendo il crimine come una violazione dei diritti umani e come un problema sociale che richiede un cambiamento culturale. Tuttavia, il cambiamento culturale richiede un impegno collettivo che coinvolga le istituzioni, la società civile e i singoli individui, affinché si possa costruire una cultura del rispetto e dell’eguaglianza. In tale contesto, il ruolo dei media assume una rilevanza decisiva nella costruzione del discorso pubblico sul femminicidio e nella formazione della percezione sociale del fenomeno.

 

 

  1. Il ruolo dei media nella rappresentazione del femminicidio e nella sensibilizzazione sociale

 

I media giocano un ruolo cruciale nella rappresentazione del femminicidio e nella sensibilizzazione sociale. La loro capacità di influenzare l’opinione pubblica può essere utilizzata sia per perpetuare stereotipi di genere, sia per promuovere un cambiamento culturale. Purtroppo, la rappresentazione mediatica del femminicidio è spesso problematica: i titoli sensazionalistici, la spettacolarizzazione del crimine e la colpevolizzazione delle vittime contribuiscono a rafforzare una cultura della violenza e a ostacolare la comprensione del fenomeno.

Tuttavia, i media possono anche svolgere un ruolo positivo nella lotta contro il femminicidio. Attraverso campagne di sensibilizzazione e una rappresentazione rispettosa e accurata del fenomeno, essi possono contribuire a educare il pubblico e a promuovere una cultura del rispetto e dell’uguaglianza. La nuova normativa offre un’opportunità per riflettere sul ruolo dei media e per incoraggiare una rappresentazione più responsabile e consapevole del femminicidio.

 

 

  1. Strategie di prevenzione nel contrasto alla violenza di genere

 

Attraverso programmi educativi e formativi, è possibile contrastare gli stereotipi di genere e promuovere una cultura del rispetto e dell’uguaglianza. L’educazione rappresenta uno degli strumenti più efficaci per prevenire la violenza di genere e i femminicidi. L’educazione alla parità di genere, fin dalla scuola primaria, è fondamentale per sensibilizzare le nuove generazioni e costruire una società in cui la violenza contro le donne non sia tollerata.

Questi programmi educativi devono essere accompagnati da iniziative di formazione per gli adulti, che mirino a sensibilizzare la società sulla gravità del fenomeno e a promuovere un cambiamento culturale. La formazione degli operatori del settore, come insegnanti, forze dell’ordine e professionisti della giustizia, è altrettanto importante per garantire una risposta adeguata e proporzionata alla violenza di genere.

 

 

  1. Politiche pubbliche e iniziative istituzionali

 

Le politiche pubbliche e le iniziative istituzionali giocano un ruolo cruciale nella prevenzione del femminicidio. La nuova normativa, attraverso l’art. 577-bis c.p., rappresenta un passo avanti significativo ma deve essere accompagnata da politiche integrate che affrontino il fenomeno in tutte le sue dimensioni. Tra queste politiche vi sono le misure di protezione per le vittime, come l’allontanamento dell’autore della violenza e i programmi di supporto psicologico e sociale.

Le iniziative istituzionali devono anche includere campagne di sensibilizzazione che mirino a promuovere una cultura del rispetto e dell’uguaglianza. Inoltre, è fondamentale investire nella ricerca e nella raccolta di dati sul femminicidio, per comprendere meglio il fenomeno e per sviluppare strategie di prevenzione più efficaci.

 

 

  1. La risposta dell’ordinamento: un passo avanti significativo

 

L’introduzione dell’art. 577-bis c.p. rappresenta un passo avanti significativo nella lotta contro il femminicidio, ma non può essere considerata una soluzione definitiva. La risposta dell’ordinamento, pur essendo innovativa e coraggiosa, deve essere accompagnata da un impegno collettivo per la prevenzione e il cambiamento culturale. La violenza di genere, infatti, non può essere affrontata solo attraverso la repressione penale, ma richiede un intervento sistemico che coinvolga le istituzioni, la società civile e la comunità scientifica.

Questo testo si propone, dunque, di analizzare il femminicidio non solo come un problema giuridico, ma anche come una questione sociale e culturale, evidenziando il ruolo delle istituzioni, della società civile e della comunità scientifica nel contrasto a questa forma di violenza. La scelta di dedicare un’analisi approfondita a questo tema riflette l’urgenza di una risposta integrata e incisiva, capace di affrontare il fenomeno in tutte le sue dimensioni e di offrire strumenti concreti per la tutela delle vittime e la prevenzione della violenza di genere.

In questa prospettiva, il volume si articola in un percorso organico che accompagna il lettore dalla definizione penalistica del femminicidio alla sua incidenza sull’ordinamento civile, fino alla dimensione della prevenzione e della protezione. La prima sezione approfondisce la tipizzazione della fattispecie e i suoi profili costituzionali; la seconda analizza le ricadute sistemiche della codificazione, con particolare attenzione all’assetto delle relazioni familiari e alla funzione genitoriale; la terza, infine, concentra l’attenzione sulle politiche di prevenzione, sulla tutela dei minori e sulle buone pratiche, nella consapevolezza che la risposta sanzionatoria, pur necessaria, non può esaurire la complessità del fenomeno.

In questa tensione tra simbolismo normativo ed effettività della tutela si colloca il presente lavoro, volto a verificare se e in quale misura la nuova fattispecie sia concretamente in grado di incidere sul fenomeno che mira a contrastare.

 

 

* Presidente dell’associazione nazionale Child’s Friends,

esperta esterna del Consiglio Nazionale Utenti,

deputata della Repubblica in XV Legislatura,

autrice di monografie e curatrice di testi scientifici,

è stata prima Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza della regione Calabria,

direttore responsabile della rivista “Diritto di famiglia e pedagogia della persona” Ad Maiora,

ha ricevuto premi e benemerenze nel campo dei diritti uma